Pattinare fuori NON è bello #pattinaggio

Tante volte mi è capitato di parlare, da atleta o da allenatrice, con amici, colleghi, persone provenienti da altre realtà. Ho raccontato con il sorriso di come la mia squadra si allena all’aperto e, talvolta, qualcuno mi ha risposto con occhi sognanti: “però, pattinare fuori dev’essere bello!”. Mi sono piantata le unghie nei palmi delle mani, mi si sono gonfiate le vene del collo, ma ho stretto i denti e ho represso la reazione violenta che mi si scatenava al momento. Ho, dunque, sorriso e iniziato a spiegare perché pattinare fuori NON è bello.


Insegno ai miei atleti che lamentarsi non serve a niente, né tantomeno si deve usare il nostro indubbio svantaggio nell’allenamento come scusa alle gare. Ma ogni tanto consentitemi uno sfogo, soprattutto nei confronti di chi si allena nei palazzetti, ma soprattutto non comprende i disagi di non avere un tetto sopra la testa. A costoro va, ahimé, tutta la mia invidia e un invito a raggiungerci agli allenamenti in una qualsiasi giornata invernale. 😉

Allora, pattinare fuori è bello, dicevamo.. sì, quest’affermazione la dichiarerei valida per un paio di giorni all’anno, quando il clima è perfetto: per tutti gli altri giorni è falsa.

La nostra pista il 10 marzo di qualche anno fa

La nostra pista il 10 marzo di qualche anno fa

Pattinare fuori significa che: quando piove, non si pattina; a volte, smette di piovere e sembra che un po’ di sole o di vento rendano possibile l’allenamento e, allora, via, la pista va “tirata” con un grande tira-acqua, anche per due o tre volte (800 mq) e se siamo fortunati, poi asciuga; d’autunno, d’inverno e fino a metà primavera fa freddo (siamo a 500 m), soffia la tramontana, ci si deve allenare a 2°C, ci si deve coprire con venti strati di vestiti e ci si muove come omini Michelin e, nonostante guanti e cappelli, ti si congelano mani e viso; nei giorni più freddi, incrociamo tutti le dita che non nevichi (il ché ferma tutte le attività per due settimane) ed è frequente pattinare facendo slalom tra pozze di acqua ghiacciata; quando non tira vento, la pista si inumidisce e certe volte si bagna fino a più di metà; tutti i santi giorni la pista deve essere spazzata, per pulirla dalle foglie, dalla terra, dai sassolini; in primavera il pavimento si ricopre di polline; in estate picchia un bel sole caldo che ci cuoce anticipatamente rispetto alla stagione balneare, ma la nostra abbronzatura è pezzata, come quella dei muratori.

Niente sconforto, c'è solo da pulire

Niente sconforto, c’è solo da pulire

Negli ultimi due anni la nostra situazione è nettamente migliorata, abbiamo a disposizione, in un paese vicino, una palestra di dimensioni accettabili, ma il cui pavimento in cemento è trattato con una vernice antiscivolo brillata che ci “mangia” ruote, vestiti e pelle: impossibile fare trottole e affondi; comunque ci sembra un lusso e un paio di volte a settimana è a disposizione per permetterci di organizzare qualche recupero.

A complicare la situazione, poi c’è dell’altro: dovete sapere che la mia squadra non si allena in una pista che, piuttosto, la definirei un pavimento recintato in mezzo a un parco. Magnifica ambientazione, apparentemente. Questo nostro pavimento, dopo 15 anni di vita, ha iniziato a muoversi e a creare avvallamenti che, soprattutto sugli obbligatori, creano divertenti salite e discese! Non abbiamo un impianto di illuminazione a norma: abbiamo tre faretti da un solo lato (corto) della pista, cosicché i bambini che d’inverno si allenano alle 17.00 devono pattinare per un verso abbagliati, per l’altro al buio. Ma il tocco di classe sono spogliatoi e bagni: inesistenti. Pipì sotto l’albero, tanto è buio e nessuno ci vede; dopo un anno di pattinaggio di sicuro la tua vescica sarà più allenata di tutto il resto e avrà un’autonomia di almeno due ore e mezza.

Almeno il morale va tenuto alto.. guanti alle orecchie!

Almeno il morale va tenuto alto.. guanti alle orecchie!

Adesso basta lamentele, noi amiamo pattinare, anche così. Però attenzione a ciò che dite, quando parlate con un allenatore outdoor: potrebbe non essere così diplomatico.

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