Il pattinaggio artistico a rotelle e il Delirio Olimpico #pattinaggio #olimpiadi

Olympic_flag.svg_Eccoci, siamo giunti al momento in cui bisogna fare i conti, in cui il pattinaggio artistico a rotelle deve fare i conti: e li deve fare bene! Vogliamo andare alle Olimpiadi, vogliamo andarci da tanto tempo, è un desiderio che abbiamo tutti noi che abitiamo questo mondo di piste e di rotelle; un sogno.

Almeno fino ad adesso: sì, perché, grazie a tutto un logorio sotterraneo e non, un lavoro diplomatico immane, un’insistenza fuori dal comune, uno spiraglio, seppur piccolo, sembra essersi aperto davvero. E allora, nel momento in cui quel sogno accarezza la prospettiva di diventare concreto, ma ancora no, perché manca ancora qualcosa… ecco, allora, ci si deve interrogare su che cosa, davvero, ancora manchi.

E’ giusto, è sacrosanto, interrogarsi sul pattinaggio e capire cosa possiamo fare per renderlo davvero “popolare”… olimpionico…… televisivo.

Ed è qui che sorge il problema: nel corso di questa analisi, la ricerca dei problemi e delle relative soluzioni diventa spasmodica e vengono fuori delle cose, ma delle cose, che voi umani non potreste immaginarvi! Il Delirio Olimpico. Non me ne vogliate, dirò, come sempre, solo la mia. E, stavolta, non posso dire “sarò breve”.

Ho sentito delle proposte, nell’ultimo periodo, che mi hanno lasciato basita.

Eliminazione degli obbligatori? Ma no! Ormai li abbiamo inventati.. per renderli più televisivi potremmo metterci la musica…. (?!?!?!?)

Dovremmo inserire degli elementi più spettacolari… avviciniamoci agli elementi della ginnastica artistica…. (?!?!?!?)

Cerchiamo di spingere sulle musiche cantate..

Ora, ammesso che alcune proposte potrebbero “aiutare”, tutto questo va oltre l’autocritica. Questo è puro e semplice complesso d’inferiorità: ammissione che il nostro sport non è Abbastanza. Non è bello abbastanza, per essere olimpionico deve essere mescolato ad altri sport, deve essere circense.
Questo vittimismo cresciuto nel corso dei decenni è la nostra vera debolezza. Questo passare inosservati, sentirci sport di serie B, pattinare e nessuno si sofferma a guardarci, tanto che, quando qualcuno ci guarda, ci fa quasi paura. Siamo abituati a stare troppo nascosti dietro alla nostra invisibilità.

Ma torniamo a bomba.
Vogliamo programmi di gara più televisivi? Rendiamoli più belli! Diamo importanza alla coreografia, all’interpretazione… ma non solo sulla carta..
Ho visto gare di categoria Giovanissimi con cinque, sei cadute per programma: sì, perché nei campionati viene pagato, alla fine, chi fa la catena dei ritt a otto anni: per cui ci si prova. Si cade, ma se si ha fortuna, magari riesce ed è lì che si prende punteggio. Perché se pattini bene, ma fai solo il salchow, non hai storia. E allora, si inseriscono serie di passi obbligatorie, con il risultato, scontato, che nello spazio di due, tre minuti, si creano dei programmi standard, uno la fotocopia dell’altro. Paradossalmente, ci sono dischi più coreograficamente belli nelle categorie basse, dove si richiedono pacchetti limitati di difficoltà, ma a discapito, allora, del contenuto tecnico.

Rivediamo il nostro sistema di punteggio (in fin dei conti è ciò che hanno fatto i nostri cugini del ghiaccio), diamo un valore numerico all’aspetto artistico: piantiamola di assegnare i punteggi con le palette come allo Zecchino d’Oro: nove, dieci, dieci, nove… che poi, alla fine, per quanto si possa essere onesti, questo sistema resta sempre così troppo discrezionale, nonché poco comprensibile ai non addetti ai lavori.

E poi i Giovanissimi crescono. E ci si presenta alle gare internazionali con i primi tre atleti (italiani) visivamente decenti e un divario immenso con tutti gli altri sotto al podio. Salti tagliati, coreografie ritrite..

Il problema vero è non abbiamo la consapevolezza che al pattinaggio artistico non manca proprio niente. Basterebbe fare bene quello che si ha già. Cosa c’è di più bello di un (bel) programma libero? Fantasia, tecnica, interpretazione: che bisogno abbiamo di buttarci dentro un salto mortale?!

In Italia abbiamo la migliore scuola di pattinaggio del mondo. La mossa spetta a noi. Dobbiamo insegnare all’estero ancora di più, dobbiamo insegnare, insegnare a tutti, allargare la nostra base, dobbiamo insegnare a pattinare e insegnare ad insegnare.
E infine, dobbiamo mostrare il vero volto dei pattinatori: mostriamo la realtà, valorizziamo i mille personaggi che vivono per questo sport; niente puzza sotto al naso.
Tutti giù dai piedistalli. Scendiamo e teniamo alta la dignità del nostro sport, migliorandolo e non stravolgendolo.

Ci guarderanno.

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